Toynbee "Aldobrandeschi"
ancient and powerful Ghibelline family, counts of Santafiora in the Sienese Maremma, where they had been settled since cent. ix. Villani mentions them among the Ghibellines whose proposal to destroy Florence after the Battle of Montaperti was overruled by Farinata degli Uberti ({Villani. vi. 81}); he records that they were active supporters of the Emperor Henry VII ({Villani. ix. 47}), and subsequently of Uguccione della Faggiuola ({Villani. ix. 71}) and Castruccio Castracane ({Villani. ix. 301}).

Benvenuto says they were so powerful in Tuscany at one time that they used to boast that they had as many strongholds as there are days in the year; he adds that they were nearly extinct in his day:

. . . in maritima civitatis Senarum fuerunt olim comites nobilissimi de Sancta Flore castello, adeo potentes in Tuscia, quod solebant gloriari quod poterant omni die anni mutare locum et stare in loco tuto, tot castella fortia habebant; sed habuerunt diu bellum cum dicta civitate, per quod jam tempore nostri poetae erant in magna ruina, et hodie sunt quasi omnino exterminati.

The Ottimo Commento says of them:

Li conti da Santa Fiore ebbono, ed hanno, ed aranno quasi sempre guerra con li Sanesi; e la cagione è, perchè li Conti vogliono mantenere loro giurisdizione, e li Sanesi la vogliono sciampiare: come in generale delle comunanze italiche.

D. mentions Santafiora, whence the counts took their title, [Purg. vi. 111] [Santafior]; and names two of the counts, viz. Guiglielmo Aldobrandesco, [Purg. xi. 59], and his son Omberto, [Purg. xi. 67] [Guiglielmo Aldobrandesco: Omberto].

Casini (<[Purg. xi. 58-68]) gives the following account of this family:

La famiglia feudale degli Aldobrandeschi, che ebbe signorìa su quei territori che costituiscono all'incirca la moderna provincia di Grosseto aveva raggiunto il colmo della sua potenza col conte palatino Ildebrando morto nel 1208, il quale lasciò i suoi domini ai figliuoli Ildebrandino maggiore, Bonifazio, Ildebrandino minore e Guglielmo. Questo Gugliellno fu certo uno dei più potenti e procaccianti signori del tempo suo in Toscana: nel 1221, insieme coi fratelli, sottomise i suoi castelli al comune di Siena obbligandosi a pagare il censo, e nel 1224 si obbligò allo stesso comune di ritrarsi a vivere a Grosseto, ma presto si mise in guerra con quella repubblica, e pare infelicemente, se nel 1227 fu per sei mesi in prigione a Siena: ma appena liberato, continuò la guerra, aiutato sottomano dalla Chiesa romana, sino al 1237, in cui strinse società coi senesi: nel 1250 era al bando dell'impero insieme col figlio Ildebrandino [il Rosso], non sappiamo bene per quale ragione: tra il 1253 e il 1256 morì, lasciando i suoi diritti feudali ai figliuoli Ildebrandino e Omberto; il primo dei quali, rimasto presto il solo erede, fece poi nel 1274 con i suoi consorti la divisione dei domini nelle due contee di Soana e di Santafiora. Omberto nominato una sola volta in un documento del 1256 ebbe la signorìa del castello di Campagnatico, donde scendeva a depredare i viandanti e danneggiare i senesi; tanto che nel 1259 il comune di Siena mandò a lui alcuni sicari che lo affogarono nel suo letto. . . .II nome di Guglielmo Aldobrandeschi doveva suonare ancora famoso ai tempi di Dante, almeno in Toscana e tra i ghibellini, se non altro perchè ei fu l'autore di quel ramo della sua casa che prese il titolo dalla contea di Soana. . . .La famiglia Aldobrandeschi era antichissima tra le case feudali toscane, e il primo di essa di cui ci avanzi memoria fu Alperto, vissuto alla fine dell'ottavo secolo: e antichi appariscono i titoli nobiliari della famiglia, poichè un Ildebrando era messo imperiale al principio del secolo nono, e un altro Ildebrando era già assai potente signore alla fine di quel secolo e accolse nella sua contea di Roselle l'imperatore Guido. . . .Gli Aldobrandeschi nel 1300 erano ormai divisi nelle due famiglie di Soana e di Santafiora, alle quali appunto era riuscita funesta la superbia: chè il ramo dl Soana finì con Margherita, nipote di Omberto e figlia d'Ildebrandino, la quale per desiderio di alte nozze sposò Guido di Montfort (Inf. xii. 119) e lasciò solo una figliuola che trasmise quella contea agli Orsini di Pitigliano, e il ramo di Santafiora si trovò involto in lunghi contrasti col comune di Siena, il quale, se non riuscì a domare del tutto la superbia di quei feudatari, molto assottigliò i loro domini ed abbassò la loro potenza.

[See G. Ciacci, Gli Aldobrandeschi nella storia e nella 'Divina Commedia' (Roma, 1935).]


©Oxford University Press 1968. From A Dictionary of Proper Names and Notable Matters in the Works of Dante by Paget Toynbee (1968) by permission of Oxford University Press