Toynbee "Vespri Siciliani"
the Sicilian Vespers, name given to the massacre of the French by the Sicilians at Palermo on the evening of Easter Monday, Mar. 30, 1282, which resulted in the transference of the sovereignty of the island of Sicily from the house of Anjou to that of the house of Aragon in the person of Pedro III.

The massacre is referred to by Charles Martel (grandson of Charles I of Anjou, the reigning sovereign at the time), who says (in the Heaven of Venus) that if it had not been for the misgovernment of his grandfather, which 'provoked Palermo to cry, death, death', his descendants would have succeeded to the throne of Sicily, [Par. viii. 67-75]. [Carlo_3: Trinacria.]

The immediate cause of the rising was an insult offered by a Frenchman to a Sicilian girl, as she and her friends and a large number of the inhabitants of Palermo were on their way to attend a festival outside the city on Easter Monday, 1282; the movement quickly spread, and the spirit of revolt against the oppressive rule of the house of Anjou, which had for some time previously been carefully fostered by King Charles's enemies, led to a general insurrection and the final expulsion of the French from the island. Villani gives the following account of the incident:

Negli anni di Cristo 1282, il lunedì di Pasqua di Risorresso, che fu a dì 30 di Marzo, . . . andandosi per gli Palermitani, uomini e femmine, per comune a cavallo e a piè alla festa di Monreale fuori della città per tre miglia (e come v'andavano quegli di Palermo, così v'andavano i Franceschi e il capitano del re Carlo a diletto), avvenne, come s'adoperò per lo nimico di Dio, che uno Francesco per suo orgoglio prese una donna di Palermo per farle villania: ella cominciando a gridare e la gente era tenera, e già tutto il popolo commosso contra i Franceschi, per i famigliari de' baroni dell'isola si cominciò a difendere la donna, onde nacque grande battaglia tra' Franceschi e' Ciciliani, e furonne morti e fediti assai d'una parte e d'altra, ma il peggiore n'ebbono quegli di Palermo. Incontanente tutta la gente si ritrassono fuggendo alla città, e gli uomini ad armarsi, gridando: muoiano i Franceschi. Si raunarono in su la piazza, . . . e combattendo al castello il giustiziere che v'era per lo re, e lui preso e ucciso, e quanti Francheschi furono trovati nella città furono morti per le case e nelle chiese, sanza misericordia niuna. E ciò fatto i detti baroni si partirono di Palermo, e ciascuno in sua terra e contrada fecero il somigliante, d'uccidere i Franceschi tutti ch'erano nell'isola, salvo che in Messina s'indugiarono alquanti di a ribellarsi: ma per mandato di quegli di Palermo, contando le loro miserie per una bella pistola, e ch'elli doveano amare libertà e franchigia e fraternità con loro, si si mossono i Messinesi a ribellazione, e poi feciono quello e peggio ch'e' Palermitani contra a' Franceschi. E trovarsene morti in Cicilia più di quattromila, e nullo non potea nullo scampare, tanto gli fosse amico, eome amasse di perdere sua vita; e se l'avesse nascoso, convenia che 'l rassegnasse o uccidesse. Questa pestilenzia andò per tutta l'isola, onde lo re Carlo e sua gente ricevettono grande dammaggio di persone e d'avere. (vii. 62.)


©Oxford University Press 1968. From A Dictionary of Proper Names and Notable Matters in the Works of Dante by Paget Toynbee (1968) by permission of Oxford University Press