Toynbee "Tagliacozzo"
town of central Italy, in the Abruzzi, about 20 miles S. of Aquila, in the neighbourhood of which Charles of Anjou, with the help of the veteran Érard de Valéry, il vecchio Alardo, by means of a stratagem, with inferior numbers defeated Conradin, the last of the Hohenstaufen (Aug. 23, 1268), [Inf. xxviii. 17]. [Alardo: Curradino.]

Villani gives the following account of the Battle of Tagliacozzo, in which Charles, acting on the advice of Vrard, turned defeat into victory by holding his reserves in hand until Conradin's victorious troops were scattered in pursuit, and in search of plunder; Charles's fresh troops then suddenly fell upon the enemy, who, taken by surprise, fled almost without striking a blow:

Lo re Carlo . . . veggendo che Curradino avea troppo più gente di lui, per lo consiglio del buono messer Alardo di Valleri, cavaliere francesco di grande senno e prodezza, il quale di quegli tempi era arrivato in Puglia tornando d'oltremare dalla terra santa, sì disse al re Carlo se volesse esse vincitore gli convenia usare maestria di guerra più che forza: il re Carlo, confidandosi molto nel senno del detto messer Alardo, al tutto gli commise il reggimento dell'oste e della battaglia, il quale ordinò della gente del re tre schiere. . . .Il re Carlo col fiore della sua cavalleria e baronia, di quantità di ottocento cavalieri, fece riporre in aguato dopo uno colletto in una vallea, e col re Carlo rimase il detto messere Alardo di Valleri. . . .Curradino dall'altla parte fece di sua gente tre schiere, l'una de' Tedeschi, ond'egli era capitano col dogi [sic] d'Osterich, e con più conti e baroni; l'altra degli Italiani, onde fece capitano il conte Calvagno con alquanti Tedeschi; l'altra fu di Spagnuoli, ond'era capitano don Arrigo di Spagna loro signore, . . . la mattina a buona ora . . . Curradino e sua oste . . . con grande vigore e grida, fatte le sue schiere, si strinse a valicare il passo del fiume per combattere col re Carlo. . . . E stando la schiera de' Provenzali (la quale guidava messer Arrigo di Cosance) alla guardia del ponte, contastando a don Arrigo di Spagna e a sua gente il passo, gli Spagnuoli si misono a passsare il guado della riviera ch'era assai piccolo, e incominciarono a inchiudere la schiera de' Provenzali che difendeano il ponte. Curradino e l'altra sua oste, veggendo passati gli Spagnuoli, Si mise a passare il fiume, e con grande furore assaliro la gente del re Carlo, e in poca d'ora ebbono barattati e sconfitti la schiera de Provenzali. . . .E rotta la detta schiera de ' Provenzali, simile feciono di quella de' Franceschi e degh Italiani, . . . perocchè la gente di Curradino erano per uno due che quegli del re Carlo, e fiera gente e aspra in battaglia: e veggendosi la gente del re Carlo così malmenare, si misono in fuga e abbandonarono il campo. I Tedeschi si credettono avere vinto, cbe non sapeano dell'aguato del re Carlo, si cominciarono a spandere per lo campo, e intendele alla preda e alle spoglie. Lo re Carlo era in sul colletto di sopra alla valle dov'era la sua schiera con messer Alardo di Valleri, . . . per riguardare la battaglia, e veggendo la sua gente così barattare, prima l'una schiera e poi l'altra, e venire in fuga, morìa a dolore, e volea pure fare muovere la sua schiera per andare a soccorrere i suoi: messer Alardo maestro dell'oste e savio di guerra, con grande temperanza e con savie parole ritenne assai lo re, dicendo che per Dio sì sofferisse alquanto, se volesse l'onore della vittona, perocchè conoscea la covidigia de' Tedeschi come sono vaghi delle prede, per lasciargli più spartire dalle schiere, e quando gli vide bene sparpagliati, disse al re: fa' muovere le bandiere ch'ora è tempo: e così fu fatto. E uscendo la detta schiera della valle, Curradino nè i suoi non credeano che fossono nimici, ma che fossono di sua gente, e non se ne prendeano guardia, e vegnendo lo re con sua gente stretti e serrati, al diritto se ne vennero ov'era la schiera di Curradino co' maggiori de' suoi baroni, e quivi si cominciò la battaglia aspra e dura, con tutto che poco durasse, perocchè la gente di Curradino erano lassi e stanchi per lo combattere, e non erano tanti cavalieri schierati ad assai quanti quegli del re, e sanza ordine di battaglia, perocchè la maggiore parte di sua gente, ch'era cacciando i nemici, e chi ispartito per lo campo per guadagnare preda e pregioni, e la schiera di Curradino per lo improvviso assalto de' nemici tuttora scemava, e quella del re Carlo tuttora cresceva, perchè gli primi di sua gente, ch'erano fuggiti della prima sconfitta, conoscendo le 'nsegne del re, si metteano in sua schiera, sicchè in poca d'ora Curradino e sua gente furono sconfitti. E quando Curradino s'avvide che la fortuna della battaglia gli era incontro, e per consiglio de' suoi maggiori baroni si mise alla fuga. ({Villani. vii. 26, 27.})


©Oxford University Press 1968. From A Dictionary of Proper Names and Notable Matters in the Works of Dante by Paget Toynbee (1968) by permission of Oxford University Press