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| Toynbee "Tagliacozzo" |
Villani gives the following account of the Battle of Tagliacozzo, in which Charles, acting on the advice of Vrard, turned defeat into victory by holding his reserves in hand until Conradin's victorious troops were scattered in pursuit, and in search of plunder; Charles's fresh troops then suddenly fell upon the enemy, who, taken by surprise, fled almost without striking a blow:
Lo re Carlo . . . veggendo che Curradino avea troppo più gente di
lui, per lo consiglio del buono messer Alardo di Valleri, cavaliere
francesco di grande senno e prodezza, il quale di quegli tempi era
arrivato in Puglia tornando d'oltremare dalla terra santa, sì disse
al re Carlo se volesse esse vincitore gli convenia usare maestria
di guerra più che forza: il re Carlo, confidandosi molto nel senno
del detto messer Alardo, al tutto gli commise il reggimento
dell'oste e della battaglia, il quale ordinò della gente del re tre
schiere. . . .Il re Carlo col fiore della sua cavalleria e baronia,
di quantità di ottocento cavalieri, fece riporre in aguato dopo uno
colletto in una vallea, e col re Carlo rimase il detto messere
Alardo di Valleri. . . .Curradino dall'altla parte fece di sua gente
tre schiere, l'una de' Tedeschi, ond'egli era capitano col dogi
[sic] d'Osterich, e con più conti e baroni; l'altra degli Italiani,
onde fece capitano il conte Calvagno con alquanti Tedeschi;
l'altra fu di Spagnuoli, ond'era capitano don Arrigo di Spagna loro
signore, . . . la mattina a buona ora . . . Curradino e sua oste .
. . con grande vigore e grida, fatte le sue schiere, si strinse a
valicare il passo del fiume per combattere col re Carlo. . . . E
stando la schiera de' Provenzali (la quale guidava messer Arrigo di
Cosance) alla guardia del ponte, contastando a don Arrigo di Spagna
e a sua gente il passo, gli Spagnuoli si misono a passsare il guado
della riviera ch'era assai piccolo, e incominciarono a inchiudere
la schiera de' Provenzali che difendeano il ponte. Curradino e
l'altra sua oste, veggendo passati gli Spagnuoli, Si mise a passare
il fiume, e con grande furore assaliro la gente del re Carlo, e in
poca d'ora ebbono barattati e sconfitti la schiera de
Provenzali. . . .E rotta la detta schiera de ' Provenzali, simile
feciono di quella de' Franceschi e degh Italiani, . . . perocchè
la gente di Curradino erano per uno due che quegli del re Carlo, e
fiera gente e aspra in battaglia: e veggendosi la gente del re
Carlo così malmenare, si misono in fuga e abbandonarono il campo. I
Tedeschi si credettono avere vinto, cbe non sapeano dell'aguato del
re Carlo, si cominciarono a spandere per lo campo, e intendele
alla preda e alle spoglie. Lo re Carlo era in sul colletto di sopra
alla valle dov'era la sua schiera con messer Alardo di Valleri, . .
. per riguardare la battaglia, e veggendo la sua gente così
barattare, prima l'una schiera e poi l'altra, e venire in fuga,
morìa a dolore, e volea pure fare muovere la sua schiera per andare
a soccorrere i suoi: messer Alardo maestro dell'oste e savio di
guerra, con grande temperanza e con savie parole ritenne assai lo
re, dicendo che per Dio sì sofferisse alquanto, se volesse l'onore
della vittona, perocchè conoscea la covidigia de' Tedeschi come
sono vaghi delle prede, per lasciargli più spartire dalle schiere,
e quando gli vide bene sparpagliati, disse al re: fa' muovere le
bandiere ch'ora è tempo: e così fu fatto. E uscendo la detta
schiera della valle, Curradino nè i suoi non credeano che fossono
nimici, ma che fossono di sua gente, e non se ne prendeano guardia,
e vegnendo lo re con sua gente stretti e serrati, al diritto se ne
vennero ov'era la schiera di Curradino co' maggiori de' suoi
baroni, e quivi si cominciò la battaglia aspra e dura, con tutto
che poco durasse, perocchè la gente di Curradino erano lassi e
stanchi per lo combattere, e non erano tanti cavalieri schierati ad
assai quanti quegli del re, e sanza ordine di battaglia, perocchè
la maggiore parte di sua gente, ch'era cacciando i nemici, e chi
ispartito per lo campo per guadagnare preda e pregioni, e la
schiera di Curradino per lo improvviso assalto de' nemici tuttora
scemava, e quella del re Carlo tuttora cresceva, perchè gli primi
di sua gente, ch'erano fuggiti della prima sconfitta, conoscendo le
'nsegne del re, si metteano in sua schiera, sicchè in poca d'ora
Curradino e sua gente furono sconfitti. E quando Curradino s'avvide
che la fortuna della battaglia gli era incontro, e per consiglio
de' suoi maggiori baroni si mise alla fuga.
({Villani. vii. 26, 27.})