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| Toynbee "Galeazzo" |
. . . messer Galeasso de' Visconti di Milano, il quale era in servigio di Castruccio, ammalò al castello di Pescia, e in quello in corto termine morì scomunicato assai poveramente, ch'era stato così grande signore e tiranno, che innanzi che 'l Bavaro gli togliesse lo stato era signore di Milano e di sette altre città vicine al suo seguito, com'era Pavia, Lodi, Cremona, Como, Bergamo, Noara, e Vercelll, e morì vilmente soldato alla merce di Castruccio. ({Villani, x. 86}.)
Galeazzo may be indirectly referred to by Nino Visconti (in Ante-Purgatory), who, speaking of his wife Beatrice and her second marriage, says that 'the viper which the Milanese bears into the field' of battle will not look so fair on her tomb as his own arms, the cock of Gallura, [Purg. viii. 79-81]; but in its first meaning il Melanese here is singular for plural, 'the Milanese' whose arms were those of the Visconti, a viper holding in its jaws a child. [Beatrice_4: Gallura: [Melanese: Nino_2.] Villani says:
I signori Visconti di Milano, come si sa, hanno l'arme loro il campo bianco e la vipera cilestra ravvolta con un uomo rosso in bocca. (ix. 110.)
[On the interpretation of
il Melanese and the verb
accampa, see F. Novati,
Indagini e postille dantesche (Bologna, 1899), pp. 153-157;
see also BSDI, v (1897), 174, and M. Cecchi-Torriani,
Il Canto viii del Purgatorio ed i Visconti di Pisa e di Milano
(Firenze, 1964).]